MOCA e vino: cosa sono i materiali a contatto con gli alimenti e perché contano anche nel mondo enologico

Quando si parla di vino, l’attenzione va naturalmente alla vigna, al vitigno, alla vendemmia e al lavoro dell’enologo. Si parla di terroir, fermentazione, affinamento, temperatura di servizio e abbinamenti. Esiste però un altro elemento, meno raccontato ma presente in numerose fasi della vita di un vino: il materiale con cui il prodotto entra in contatto.

Dalla produzione alla conservazione, dall’imbottigliamento fino al momento in cui il vino viene versato nel calice, possono essere coinvolti diversi materiali e oggetti destinati a entrare in contatto con un alimento. È in questo contesto che si inserisce il concetto di MOCA, acronimo di Materiali e Oggetti a Contatto con gli Alimenti.

L’EFSA, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare, considera materiali a contatto con gli alimenti i materiali e gli articoli destinati a entrare in contatto con alimenti. Applicato al mondo del vino, il concetto assume una dimensione particolarmente interessante perché il vino attraversa diverse fasi prima di arrivare al consumatore e può interagire con materiali differenti lungo il percorso.

Non si tratta quindi soltanto della bottiglia che troviamo sullo scaffale o del bicchiere utilizzato durante una degustazione. Il tema dei MOCA riguarda più in generale i materiali impiegati quando un alimento viene preparato, trasformato, conservato, trasportato o servito. Per chi osserva il vino non soltanto come bevanda, ma come risultato di un processo complesso, comprendere il ruolo dei materiali significa aggiungere un tassello alla lettura della filiera enologica.

Uno dei concetti fondamentali quando si parla di materiali a contatto con gli alimenti è quello della migrazione. Alcune sostanze presenti in un materiale possono infatti trasferirsi all’alimento in determinate condizioni. L’EFSA valuta i possibili rischi per la salute associati alle sostanze utilizzate nei materiali a contatto con gli alimenti considerando, tra gli altri elementi, le informazioni tossicologiche e i dati relativi alla migrazione. Il quadro europeo stabilisce principi generali secondo i quali i materiali destinati al contatto con gli alimenti devono essere sufficientemente inerti rispetto all’utilizzo previsto.

In particolare, il trasferimento di sostanze non deve avvenire in quantità tali da mettere in pericolo la salute, modificare in modo inaccettabile la composizione dell’alimento oppure alterarne caratteristiche come gusto e odore. Quest’ultimo aspetto è particolarmente interessante quando si parla di vino. Il vino è un prodotto nel quale profumi e caratteristiche aromatiche hanno un ruolo fondamentale nell’esperienza del consumatore.

E’ importante non trasformare questo principio in conclusioni non supportate: la normativa sui MOCA stabilisce requisiti generali per la sicurezza e per le caratteristiche dell’alimento, mentre la valutazione scientifica della sicurezza dei materiali segue procedure specifiche. Il punto essenziale è che il materiale destinato al contatto con un alimento deve essere adeguato alla funzione prevista. Nel settore vitivinicolo questo principio si inserisce all’interno di una filiera nella quale materiali e prodotti vengono utilizzati in differenti momenti, dalla produzione fino alla fase finale di servizio.

Il termine MOCA comprende una gamma molto ampia di materiali. L’EFSA cita, tra gli altri, plastica, gomma, carta, cartone, ceramica e metallo. Anche vetro, legno, rivestimenti, adesivi e inchiostri da stampa possono rientrare nel campo dei materiali a contatto con gli alimenti, in relazione alla loro destinazione d’uso. Nel mondo del vino questo concetto permette di guardare oltre la tradizionale immagine della bottiglia. In una realtà vitivinicola possono essere presenti numerosi materiali e componenti che entrano in relazione con il prodotto durante le diverse fasi della lavorazione.

Anche le attrezzature utilizzate nella trasformazione degli alimenti possono rientrare nell’ambito dei materiali a contatto con gli alimenti: l’EFSA cita, per esempio, le macchine da caffè e le apparecchiature per la produzione alimentare. Questo principio generale è utile anche per comprendere il contesto enologico: quando una parte di un’attrezzatura è destinata a entrare in contatto con un alimento, il materiale utilizzato per quella parte assume rilevanza nel quadro della sicurezza alimentare.

Lo stesso vale per i materiali impiegati nelle fasi di confezionamento e servizio. Per il consumatore finale, molti di questi elementi rimangono quasi invisibili, perché fanno parte della filiera produttiva e commerciale. Eppure, il vino che arriva nel calice è il risultato di un percorso nel quale non esistono soltanto uva, fermentazione e affinamento, ma anche materiali, contenitori e attrezzature.

La normativa europea sui MOCA non si basa su un’unica regola applicabile indistintamente a ogni materiale. Il Regolamento (CE) n. 1935/2004 costituisce il quadro generale europeo per i materiali e gli oggetti destinati a entrare in contatto con gli alimenti. A questo si affiancano disposizioni specifiche per determinate categorie di materiali e il Regolamento (CE) n. 2023/2006 relativo alle Buone Pratiche di Fabbricazione. Per alcuni gruppi esistono quindi norme europee specifiche, mentre per numerosi materiali non plastici non è presente una legislazione armonizzata a livello dell’Unione europea e possono trovare applicazione requisiti generali e disposizioni nazionali.

Questa distinzione è importante anche per il settore vitivinicolo, perché evita di semplificare eccessivamente un quadro normativo che in realtà dipende dalla tipologia del materiale e dalla sua destinazione d’uso. Un produttore, un imbottigliatore, un distributore o un professionista della ristorazione che gestisce il servizio del vino deve quindi considerare i materiali all’interno del contesto appropriato. Parlare genericamente di “materiale sicuro” senza specificare per quale utilizzo sia destinato può essere fuorviante.

La conformità va infatti valutata in relazione alla funzione prevista e alle condizioni di utilizzo. Nel mondo del vino questo principio è particolarmente significativo perché la filiera coinvolge produttori, trasformatori, imbottigliatori, operatori logistici, ristoratori e altri professionisti, ciascuno dei quali può gestire materiali diversi durante il percorso del prodotto.

Esistono inoltre materiali a contatto con gli alimenti progettati per svolgere funzioni più sofisticate rispetto al semplice contenimento. L’EFSA distingue, tra le altre categorie, i materiali attivi e intelligenti. I materiali attivi possono assorbire o rilasciare sostanze con l’obiettivo di mantenere o migliorare le condizioni dell’alimento confezionato oppure di prolungarne la conservabilità.

Tra gli esempi indicati dall’EFSA ci sono materiali capaci di assorbire ossigeno o liquidi. I materiali intelligenti hanno invece una funzione di monitoraggio: possono fornire informazioni sulle condizioni dell’alimento confezionato o dell’ambiente circostante, per esempio attraverso indicazioni relative alla freschezza o alla temperatura. Per il mondo del vino, dove conservazione, trasporto e condizioni ambientali possono essere elementi importanti nella gestione del prodotto, queste tecnologie rappresentano un’interessante evoluzione del packaging alimentare.

È però fondamentale non confondere una funzione tecnologica con una garanzia generale sulla qualità del prodotto. Anche i materiali attivi e intelligenti sono soggetti a requisiti specifici. Il Regolamento (CE) n. 450/2009 disciplina infatti i materiali e gli oggetti attivi e intelligenti destinati a entrare in contatto con gli alimenti. La presenza di una tecnologia particolare non elimina quindi la necessità di rispettare le regole applicabili: significa, piuttosto, che il materiale svolge una funzione aggiuntiva che deve essere considerata nel quadro normativo.

Nel racconto del vino, il concetto di MOCA offre infine un modo diverso per osservare una bottiglia. Dietro un’etichetta, un tappo, un contenitore o un’attrezzatura non c’è soltanto una scelta estetica o funzionale: quando un materiale è destinato a entrare in contatto con un alimento, entra in gioco anche la disciplina relativa alla sicurezza dei materiali.

Questo non significa che ogni materiale debba essere considerato un potenziale problema, né che il consumatore debba trasformarsi in un esperto di normativa alimentare. Significa piuttosto comprendere che la qualità e la sicurezza di un prodotto alimentare dipendono da una filiera complessa, nella quale intervengono molte componenti.

L’EFSA svolge un ruolo scientifico nella valutazione delle sostanze utilizzate nei materiali a contatto con gli alimenti e fornisce consulenza scientifica alle istituzioni competenti; la definizione delle norme spetta invece alle autorità legislative. Per chi ama il vino, conoscere i MOCA significa quindi aggiungere una nuova prospettiva alla degustazione e alla cultura enologica: dietro il vino nel bicchiere c’è un percorso fatto di uve, persone, tecnologie, contenitori, attrezzature e materiali.

La bottiglia che osserviamo, il modo in cui il prodotto viene conservato e gli strumenti con cui viene gestito fanno parte di una filiera molto più articolata di quanto possa sembrare. E conoscere anche questa dimensione permette di comprendere meglio quanto il mondo del vino sia strettamente legato, oltre che all’agricoltura e all’enologia, anche alla sicurezza alimentare e alla corretta gestione dei materiali.

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